Mi sono fatta prendere: #0
Scritti su sport, movimento e arte visiva contemporanea
Almeno una volta alla settimana mi lascio prendere da qualcosa e ci passo più tempo del dovuto. Può essere un’opera di un’artista che già conosco, un’immagine vista sui social, oppure un video di un corpo che si muove in modo particolarmente armonioso nello sport. So di soffermarmi più del necessario, ma non riesco a farne a meno.
Per esempio, recentemente ho seguito un corso sul racconto dello sport alla Scuola Holden, dove tra le altre cose, abbiamo letto la storia del Bocia: una persona raccontata come se uscisse dalla trama di una tragedia greca, eppure reale. Mi sono fatta prendere dal racconto della sua vita: per giorni ho cercato immagini e video, perché quella storia mi ha letteralmente strappato il cuore.
Lo sport ha su di me lo stesso effetto dell’arte. Che entrambe le discipline siano diventate anche il mio lavoro, (ho un dottorato in arte contemporanea, esperienza negli studi museali ed educativi, collaboro nel contesto dello sport e sono un’ultramaratoneta) rende tutto ancora più intenso. È appagante, ma anche disastroso, perché spesso mi lascio travolgere da emozioni fortissime e, appunto, mi faccio prendere più del dovuto.
Da tempo penso a uno spazio narrativo che possa unire arti visive contemporanee, sport e movimento dei corpi. Negli anni ho scritto qualcosa qua e là, tuttavia senza continuità; questa newsletter periodica è un tentativo di farlo in modo sistematico attraverso il racconto del lavoro di artiste, artisti, collettivi e progetti che hanno al centro una riflessione sullo sport. Qualche volta scriverò in italiano, qualche volta in inglese.
Anche questa volta, mi sono fatta prendere.

